Perché il puzzle è il simbolo dell’autismo?

Perché il puzzle è il simbolo dell'autismo?

Perché il puzzle è il simbolo dell’autismo?

Perché il puzzle è il simbolo dell’autismo? Rappresentava un “mistero” da risolvere. Scopri le critiche e i nuovi simboli inclusivi per capire davvero la neurodiversità.

Le origini del simbolo del puzzle nell’autismo

Il simbolo del puzzle per l’autismo è diventato popolare negli anni ’90. È stato ampiamente adottato da grandi organizzazioni per aumentare la consapevolezza pubblica.

Nascita e intenti del simbolo

L’immagine è stata creata nel 1963 dalla National Autistic Society nel Regno Unito. Il logo originale raffigurava un bambino che piangeva su una tessera di puzzle, a rappresentare la condizione come “bambini intrappolati nel loro mondo”.

L’intento iniziale era di comunicare la complessità e la misteriosità dell’autismo. Si voleva attirare l’attenzione su una condizione allora poco compresa. L’obiettivo era raccogliere fondi per la ricerca e il supporto.

La rappresentazione dell’autismo come “enigma” o “incompletezza”

La metafora del puzzle suggeriva che l’autismo fosse un mistero da risolvere. Ogni tessera rappresentava la complessità dello spettro. L’idea di un “pezzo mancante” implicava che qualcosa fosse rotto o incompleto.

Questa narrativa ha dominato per decenni, influenzando la percezione pubblica. Ha portato a una ricerca focalizzata sulla “causa” e sulla “cura”. Il focus era lì, piuttosto che sulla comprensione e sull’accettazione.

Perché il simbolo del puzzle è criticato dalla comunità autistica

Perché il puzzle è il simbolo dell'autismo?

Molti adulti autistici e sostenitori della neurodiversità rifiutano oggi il simbolo del puzzle. Lo considerano dannoso e non rappresentativo della loro esperienza.

Le implicazioni negative del “pezzo mancante”

L’immagine del pezzo mancante è particolarmente offensiva. Trasmette l’idea che le persone autistiche siano incomplete o difettose, bisognose di essere “aggiustate”. Pensa a come ci si sente se qualcuno cerca sempre di sistemarti, invece di capirti.

Questa visione patologizzante ignora i punti di forza, i talenti e l’identità intera degli individui nello spettro. Riduce una persona a un problema da risolvere, non a un essere umano da comprendere.

Associazione con organizzazioni controverse e visioni patologizzanti

Il simbolo è strettamente legato a organizzazioni come Autism Speaks. Queste sono spesso criticate per promuovere narrative di sofferenza e per sostenere pratiche come le terapie di conformità.

La comunità autistica contesta l’assenza di voci autistiche in tali organizzazioni. Sottolinea l’importanza di un’autentica rappresentanza, simile al principio di inclusione nella **comunicazione ENEA** per l’accessibilità.

La percezione di infantilizzazione e la mancanza di rappresentanza

Il puzzle è percepito come infantile, associato spesso ai bambini. Questo cancella l’esistenza e le esperienze degli adulti autistici, perpetuando uno stereotipo limitante.

Inoltre, il simbolo è stato imposto senza il consenso della comunità che dovrebbe rappresentare. Manca una consultazione diretta, un principio fondamentale per una rappresentazione etica. È come se qualcuno scegliesse il tuo soprannome senza mai chiederti come ti senti.

I nuovi simboli e l’approccio alla neurodiversità

In risposta alle critiche, sono emersi nuovi simboli che celebrano la diversità neurologica. Promuovono l’accettazione piuttosto che la cura.

L’ascesa del simbolo dell’infinito

Il nastro dell’infinito colorato in oro è diventato un’alternativa popolare. L’oro simboleggia valore e un’identità preziosa. L’infinito rappresenta la diversità illimitata dello spettro e la neurodiversità.

Questo simbolo è stato creato e abbracciato dalla comunità autistica stessa. Trasmette un messaggio di completezza, variazione naturale del cervello umano e orgoglio.

Simboli alternativi e il messaggio di accettazione

Altri simboli includono il caleidoscopio o il cervello colorato, che enfatizzano la diversità delle esperienze. L’obiettivo è spostare il focus dalla “risoluzione di un enigma” alla celebrazione delle differenze.

L’approccio moderno, come un **bonifico parlante** che spiega chiaramente la sua destinazione, punta a una comunicazione trasparente e rispettosa. Si concentra sul supporto, sugli accomodamenti e sulla creazione di una società inclusiva per tutte le menti. L’idea è passare dal “risolvere” all’abilitare, offrendo il giusto supporto per fiorire.

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